Metafore. Quando le parole vanno oltre...

E’ difficile trovare le parole giuste. E cosa succede quando sentiamo l’esigenza di raccontare qualcosa di significativo? Tutti noi, ogni volta che vogliamo descrivere un ricordo, un’esperienza, uno stato d’animo, spesso, nel nostro linguaggio quotidiano, senza farci caso e in modo assolutamente naturale, ci serviamo di metafore.

La metafora è  quella figura retorica che descrive un oggetto, una persona o un’azione con un paragone fantasioso. Dire che di fronte alla paura “precipito in un pozzo” o che la mia felicità “ha raggiunto le stelle”, ne sono un esempio. Oltre a rafforzare la descrizione di qualcosa che proviamo, le metafore possono aiutarci a rendere la complessità di quello che vogliamo comunicare.

Il nostro linguaggio si colora di immagini. Ogni metafora rappresenta una piccola storia.

E’ per questo che possiamo usare le metafore per costruire delle storie, delle storie che, come spesso accade alle storie, contengono più di un messaggio: c’è un significato letterale, ma ci sono anche tanti altri contenuti più profondi. Ogni persona che ascolta la storia ci mette del suo, attribuendo a ciò che ascolta i propri significati e attuando un processo creativo che può riservare molte sorprese.

Non per niente la parola metafora deriva dal greco metapherein, che significa, letteralmente, “portare da un posto all’altro”. Le parole viaggiano, creando associazioni tra realtà che, apparentemente, non hanno nulla a che vedere l’una con l’altra.

Pensando a tutto questo, ho deciso di creare uno spazio di condivisione in cui le protagoniste fossero proprio le metafore e le storie che, attraverso di esse, si possono raccontare.

Ne è venuta fuori un’iniziativa dal nome (metaforico!) “Parole in viaggio. Storie e metafore per stare meglio con noi stessi e con gli altri”, strutturata sotto forma di incontro di gruppo. Cosa succede in questi incontri? Io racconto delle storie, propongo degli spunti, offro dei punti di vista. Sono narrazioni che hanno uno stile fiabesco, che fanno tornare un po’ bambini, perché, si sa, i bambini sono creativi ed è utile coltivare in noi quella capacità che hanno di guardare la realtà in modo originale e fantasioso, con la sorpresa di chi vede una cosa per la prima volta.

Chi mi ascolta, se lo desidera, può unire la sua voce alla mia, offrendo il proprio punto di vista e le proprie emozioni a me e agli altri partecipanti.

L’essenziale, per me, è che si venga a creare un clima sereno e giocoso, in  cui tutti si sentano liberi di partecipare nel modo che sentono più congeniale.

Se volete saperne di più non esitate a contattarmi; sarà un piacere avervi come compagni gi viaggio in questa avventura.

 

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