Matt Haig, l’importanza delle parole e le sue (e nostre) ragioni per continuare a vivere

ragioni per continuare a vivere 1

Finalmente un libro come si deve sulla depressione. Questa  è la prima cosa che ho pensato.

Il punto è che, per ognuno di noi, la depressione è diversa. Lo dico da psicologa: non c’è nessun manuale diagnostico, nessuna etichetta clinica che può descrivere la nostra personale esperienza;  e ciò non vale unicamente per la depressione.

Di depressione si parla e si scrive molto di questi tempi. Ciò può sembrare un progresso, dato che, in passato, la paura del giudizio da parte degli altri -non sono mica matto!-, la vergogna e mille altre ragioni impedivano che l’argomento fosse affrontato apertamente.

Il problema è che, purtroppo, se ne parla spesso a sproposito. Non solo perché la parola “depressione”, ormai, viene usata per definire  le emozioni più varie (malinconia, tristezza, insoddisfazione, rabbia), ma anche perché non c’è talk show o rivista in cui l’esperto di turno non ci indottrina sull’argomento, offrendoci le sue spiegazioni e le sue ricette. Personaggi (più o meno) famosi ci dicono la loro.

Si sa, ci vuole poco a scoprirci psicologi. Del resto siamo tutti esseri umani, ne sapremo pur qualcosa di come funziona la nostra mente, no? Siamo anche tutti, in linea di massima, dotati di un fegato, quindi in ognuno di noi si nasconde un potenziale medico internista, giusto?

Mettiamo da parte le facili ironie e torniamo al libro e al suo autore, Matt Haig

Matt non è uno psicologo, è uno scrittore. Prima di questo libro, era già famoso per aver scritto romanzi di successo.  In comune le due professioni hanno l’utilizzo accorto delle parole; Matt ha, per mestiere, la grande risorsa di saper trovare le parole giuste per esprimere l’inesprimibile.

Matt cade in depressione a ventiquattro anni. Ora di anni ne ha quattordici di più. Sono successe molte altre cose da allora. Ma, in quel momento, Matt pensava che un futuro non ci sarebbe mai stato. Quindi inizia il suo libro dicendo che “è un libro impossibile”, perché:

“L’idea che sarei stato abbastanza bene, che avrei avuto abbastanza fiducia in me stesso da riuscirne a scrivere in questo modo era semplicemente incredibile […] quindi l’esistenza di questo libro è la prova che la depressione mente.”

La depressione mente nel momento in cui ci urla instancabilmente nella testa che un futuro non ci sarà. O, se ci sarà, sarà orribile e senza speranza. Purtroppo, la sua è una voce tremendamente reale, a cui, quando stiamo male, sembra di non poter sfuggire in nessun modo.

Per Matt il salvarsi dal buio è passato attraverso varie fasi, un cammino in cui anche la scrittura e la lettura si sono rivelate fondamentali. Certo, leggere e scrivere in momenti in cui già aprire gli occhi e alzarsi dal letto appare un’impresa impossibile può suonare assurdo.

Lascio di nuovo la parola Matt, che ci spiega, meglio di quanto possa fare io, cosa intende:

“Se sei depresso, ti senti solo e pensi che nessuno stia affrontando tutto quello che stai affrontando tu. Hai così paura di sembrare pazzo che tieni tutto dentro, e hai così paura che la gente ti possa allontanare ancora di più, che ti chiudi a riccio e non ne parli, ed è un peccato, perché parlarne aiuta. Le parole -dette o scritte- sono il collegamento con il mondo e quindi parlarne con la gente, e scriverne, aiuta a connettersi con gli altri e con il nostro vero io”.

Non esistono libri che possono riportare esattamente la nostra esperienza. L’utilità di un libro che descrive l’esperienza di un'altra persona è, però, quella di non sentirci soli: scopriamo che altre persone, come noi, hanno sofferto e poi ne sono uscite. Possiamo ricominciare a sperare. Lo scrittore ci prende per mano e ci accompagna nel suo personale viaggio di caduta e risalita. E riesce a farlo in modo così coinvolgente che, alla fine, ci pare di conoscerlo. Nel leggerlo sono convinta che non si possa fare a meno di pensare cose come: “E’ proprio vero! E così che ci si sente!”.

La depressione, sia detto e ripetuto ad oltranza, NON è tristezza; la tristezza è uno stato d’animo naturale. Che poi la tristezza non sia, spesso, accettata come normale in una società come la nostra, che ci vorrebbe sempre entusiasti e sulla cresta dell’onda qualunque cosa ci capiti, è un altro discorso. Basta guardare quel capolavoro della Pixar che è “Inside out” per capire questo. Tra la depressione e la tristezza, dice sempre il nostro Matt, c’è la stessa differenza che passa tra “la denutrizione e quella voglia di togliersi uno sfizio”. Reso l’idea?

 È difficilissimo da spiegare a chi vede tutto questo dall’esterno,  difficile come “spiegare la vita sulla Terra a un alieno”: non ci sono punti di riferimento. Proprio in questo il libro è di aiuto: ci riesce, aiutandoci a capire, a rendere visibile un dolore invisibile ai più. Attraverso il racconto della sua personalissima esperienza, Matt comunica, rompe l’isolamento e crea un linguaggio in cui tutti possiamo riconoscerci.

Ogni pagina non fa che trasmettere un amore immenso per la vita. A partire dai piccoli piaceri, quelli che chi non è depresso, di solito, quasi non nota e chi è depresso non riesce a ricordare più, come, per esempio:

“Il tepore del sole sul viso […] durava finché c’era il sole e poi spariva. Ma io ormai sapevo che le cose belle erano accessibili. Che la vita era di nuovo a portata di mano.”

Leggete il libro. Ho iniziato col dirvi che è un libro sulla depressione. In realtà è molto, molto di più. Solo voi potete decidere cosa c’è dentro questo di più.

 

 

Haig, M. (2015). Ragioni per continuare a vivere. La storia vera della mia depressione e di come ne sono uscito. Bergamo: Ponte alle Grazie.

 

 

 

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