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L’arte di ascoltare
L’arte di ascoltare

Ascoltare è un’abilità che, spesso, sottovalutiamo. Quando una persona cara si confida con noi in un momento di difficoltà tendiamo ad offrire delle soluzioni ai problemi che ci vengono presentati, nel tentativo di essere un buon amico, un partner amorevole, un figlio presente o un genitore protettivo.

Il nostro desiderio di essere d’aiuto, perfettamente naturale e comprensibile, rischia di far passare in secondo piano un aspetto fondamentale: lasciare al nostro interlocutore lo spazio per esprimersi liberamente. Prima ancora che di trovare una soluzione al problema che le affligge, le persone sentono il bisogno essere comprese e accolte nel loro malessere, piccolo o grande che sia. Hanno bisogno di avvertire che siamo lì insieme a loro, che non sono sole con le proprie difficoltà.

Come persona e come psicologa sperimento quotidianamente l’importanza di ascoltare con attenzione; vi descrivo alcuni aspetti che, nella mia esperienza, contribuiscono ad essere un buon ascoltatore.

Accogliere senza giudicare

Lo spazio dell’ascolto è uno spazio sicuro, al riparo dal giudizio. E’ uno spazio in cui le persone si sentono a proprio agio e sono libere di esprimere ciò che le preoccupa.

L’assenza di giudizio aiuta le persone a sentirsi libere di essere se stesse; è senz’altro essere utile fare delle osservazioni autentiche e rispettose, ma è importante astenersi dal dare dei giudizi sui sentimenti che la persona prova. Ricordiamoci che, dall’esterno, le cose sembrano molto diverse rispetto a come appaiono a chi sta facendo i conti con un determinato problema. Se diciamo alla persona che si sta confidando con noi che i suoi sentimenti non sono adeguati  alla situazione che vive otteniamo come risultato quello di metterla in ulteriore disagio, non certo di aiutarla.

Molte volte ci capita, senza volerlo, di ferire chi ci sta raccontando un suo problema facendolo sentire “sbagliato/a”; ascoltare senza giudicare non è affatto semplice perché, per farlo, è necessario accogliere il malessere del nostro interlocutore, percepire i sui sentimenti “scomodi” come se fossero nostri. E’  molto più semplice mettersi dal punto di vista di chi vede il problema dal di fuori, non è realmente coinvolto e può, quindi, permettersi di giudicare i sentimenti altrui  semplicemente perché non sono i propri.

Non riportare tutto alle nostre esperienze

Nel provare a capire quello che prova un’altra persona ci viene naturale fare confronti con quello che è successo a noi. Può essere utile confrontare le reciproche esperienze, ma è importante evitare di mettere sempre il nostro vissuto in primo piano, sottraendo attenzione al nostro interlocutore o paragonare il nostro modo di reagire agli eventi al suo.

Siamo tutti diversi gli uni da gli altri e ognuno di noi ha uno suo bagaglio di esperienze ed un proprio percorso di vita; ha poco senso riportare tutto quello che succede agli altri a ciò che abbiamo vissuto noi. E’ importante avere l’umiltà di riconoscere che ci sono problemi che ignoriamo, situazioni che non abbiamo vissuto o che abbiamo vissuto anche noi, ma alle quali abbiamo reagito in modo totalmente differente semplicemente perché siamo persone diverse dal nostro interlocutore.

Lasciar esprimere il proprio punto di vista

L’ascolto attivo ci mette nella necessità di fare spazio al nostro interlocutore. Dare al nostro interlocutore la nostra completa attenzione, concentrandoci su quello che desidera comunicarci, permette alla persona di sentirsi ascoltata per davvero.

Può essere utile aiutare la persona ad aprirsi con noi, invitandola ad aggiungere dettagli per aiutarci a capire meglio cosa la preoccupa e come si sente, senza, però, operare delle forzature. Il nostro interlocutore sarà naturalmente portato ad esprimersi, se percepirà, da parte nostra, rispetto e riconoscimento del proprio vissuto.

Rispettare il bisogno dell’interlocutore

Come mai il nostro interlocutore ha scelto di condividere con noi ciò che le preoccupa? Cosa si aspetta? Le risposte possono essere le più disparate, ma, alla base, c’è sempre il bisogno di essere ascoltati. Vi sembra scontato? Siete davvero sicuri che sia facile ascoltare qualcuno, magari qualcuno che ci sta a cuore, quando racconta senza mezzi termini che è in difficoltà, che soffre o che si sente in crisi?

Ascoltare vuol dire accettare che un problema esiste, senza dire che “passerà”, che “sono cose di poco conto” oppure che la persona “è forte e ce la farà sicuramente”. Forse facciamo fatica a rendercene conto, ma, in questo modo, stiamo respingendo invece di essere d’aiuto.

La persona ci sta dicendo che è in difficoltà, che vuole essere vista e capita per come si sente, e noi le rispondiamo sminuendo o negando il suo malessere. Incoraggiare il nostro interlocutore o dire che andrà tutto bene aiuta nelle misura in cui non rappresenta un modo di non riconoscere la realtà del suo problema. Ricordiamolo sia per gli altri che per noi stessi: ascoltandoci l’un’altro e creando uno spazio sicuro di ascolto e accoglienza poniamo le premesse di un reale supporto.

 

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