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Essere mamma: la dea Demetra
Essere mamma: la dea Demetra

Essere mamma. Due parole per dare un nome alla più indescrivibile delle condizioni umane. Come definire la maternità? È difficilissimo. Un articolo sul ruolo materno , però, non poteva mancare nel nostro viaggio nella psicologia della donna.

Esistono istruzioni universali per essere una buona madre? No. Esistono le madri, con i loro desideri e le loro insicurezze sacrosante, alle prese ogni giorno con una sfida lunga una vita.

Parliamo di Demetra, la dea della maternità e della terra, che incarna tutti i valori e gli stereotipi su quello che una mamma è o non è. Demetra vede nella maternità la principale forma di realizzazione: per lei aver un figlio è l’aspirazione  più grande.

La donna che sente forte dentro di sé l’archetipo di Demetra può essere attratta da lavori in cui la dedizione agli altri è una dimensione centrale, come l’insegnante, l’infermiera, il medico o la terapeuta; essenziale è aver modo di prendersi cura, non solo diventare madre in senso biologico.

Può accadere, ad esempio, che la donna Demetra, per soddisfare il proprio istinto protettivo, si leghi ad un partner un po’ infantile, che ama prendere dalla relazione molto più di quanto non sappia dare.

Se viviamo per soddisfare i bisogni altrui ci esponiamo a dei rischi. Rischio numero uno: che ne sarà di noi quando gli altri non avranno più bisogno del nostro aiuto? Quando i figli saranno cresciuti.  Quando andremo in pensione dopo aver investito impegno ed energie in una professione di aiuto.

Rischio numero due: i nostri bisogni che spazio hanno? Sono sempre in secondo piano rispetto a quelli degli altri?

Demetra può insegnarci a vivere la maternità come un’esperienza gratificante. Attenzione, non sto dicendo estasi e gioia perenne. Mi riferisco al fatto che questo archetipo simboleggia le emozioni positive che nascono nel prendersi cura degli altri.

Proteggere significa anche saper lasciare andare; lasciare andare un figlio per la sua strada, senza sentirci tradite dalla sua crescente autonomia. Se è sicuro di sé tanto da voler affrontare il mondo con le proprie forze stiamo facendo un buon lavoro.

Se vogliamo prenderci cura degli altri dobbiamo, prima di ogni altra cosa, saperci prendere cura di noi stesse. Ci permettiamo di dire di no quando non vogliamo fare qualcosa che ci viene chiesto? Siamo in grado di stabilire dei sani confini? Sappiamo essere buone madri di noi stesse?

Imparare a dire “ci sono anche io” è fondamentale per proteggerci, per non consumare tutte le nostre energie. Se non siamo in grado di farlo rischiamo di coltivare in noi un risentimento crescente dovuto al fatto che le nostre esigenze sono costantemente trascurate. Ma, se siamo noi le prime a metterci sempre in secondo piano, come possiamo aspettarci di essere considerate importanti?

Naturalmente, quando abbiamo a che fare con un bimbo piccolo che ha bisogno di tutto, non possiamo trascurarlo. Possiamo, però, chiedere aiuto, esigere di essere supportate, ricordando sempre che il nostro valore di persone non si esaurisce nell’essere mamme. Siamo donne prima ancora che mamme, abbiamo bisogno dei nostri spazi e di tempo per noi.

Se sapremo prenderci cura di noi stesse potremo essere un buon modello anche per i nostri figli. L’altruismo non è un obbligo, né un modo  per vedere finalmente riconosciute le nostre esigenze, nella speranza che, se saremo disponibili, gli altri lo saranno altrettanto. È una scelta, un dono di tempo e di energie che facciamo in libertà e consapevolezza.

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