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L’età dell’innocenza
L’età dell’innocenza

Qual è il prezzo che si paga per essere ben integrati nel mondo che ci circonda? Il film “L’età dell’innocenza”, tratto dal romanzo di Edith Wharton, mi ha fatto riflettere sui desideri che sacrifichiamo a causa del condizionamento degli altri.

Nella New York del 1870 Newland Archer, un giovane avvocato, sembra avere una vita apparentemente perfetta. Ha una carriera affermata, una solida posizione nell’alta società e la fidanzata ideale.

Un sentimento inaspettato

Newland non ha mai messo in discussione  le convenzioni del mondo in cui vive fino al momento in cui incontra Ellen Olenska,  una donna colta e anticonformista che è una lontana parente di May, la fidanzata.

Le due donne sono estremamente differenti. May è la donna ideale secondo i parametri della società perbenista in cui vive: ingenua, all’apparenza, e allevata per essere  moglie e madre.

Ellen, al contrario, da questi parametri si distanzia fortemente: è una donna separata dal marito, fonte di imbarazzo per i suoi stessi parenti che non ne condividono le scelte. Tra Newland ed Ellen, due persone a prima vista così diverse, nasce inaspettatamente una reciproca attrazione.

L’avvocato si trova a dover decidere se assecondare i propri sentimenti, sottraendosi alle rigide regole sociali e mettendo in discussione prestigio e sicurezze, o rimanere legato alla vita condotta in precedenza.

Pressione sociale contro desideri individuali

Sul piano psicologico, l’aspetto più interessante del film è il modo in cui il regista ha saputo mettere in scena, oltre al dilemma interiore che tormenta i due protagonisti, la violenza sottile e melliflua, mai espressa in modo esplicito, con cui l’ipocrita società newyorchese si adopera per ostacolare la relazione tra i due protagonisti.

Questo legame, infatti, non è solo una vicenda privata. Le persone ottuse e benpensanti ritengono che la relazione tra Newland ed Ellen  sia pericolosa, perché porta scompiglio in un rigido ordine precostituito.

Viene messo in scena il conflitto che contrappone, in modo subdolo e sottilmente feroce, l’apparenza e l’autenticità, il conformismo e la libertà di scelta.

Il titolo del film è paradossale: si tratta di un ambiente tutt’altro che innocente, nel quale il mantenimento dell’equilibrio della società passa obbligatoriamente attraverso il sacrificio dei desideri e delle aspirazioni più autentiche e spontanee delle singole persone.

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