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Il lutto negato
Il lutto negato

Avete presente il lutto negato? Mi riferisco a quello che succede quando chi subisce una perdita dolorosa, che si tratti della morte di una persona cara o della fine di una relazione importante, non ha la possibilità di esprimere i propri sentimenti.

Ciò può essere legato a fattori interni alla persona stessa, che non si sente legittimata a condividere quello che prova e fa, di conseguenza, il possibile per ignorare il proprio vissuto.  Spesso questo atteggiamento nasce dalla paura di dar prova di debolezza o dal timore che, se ci si lascia andare al dolore, non si riesce più a riprendersi.

La negazione del lutto può essere determinata anche da fattori esterni, nel momento in cui la persona non riceve, da parte di chi la circonda, la validazione delle proprie emozioni negative, come se esistesse un veto, un divieto non scritto ma reale, nell’espressione esplicita del dolore.

Reprimere le emozioni

Nella società attuale i sentimenti negativi come dispiacere e tristezza sono di frequente considerati degli ospiti scomodi, per i quali non è facile trovare uno spazio di accoglienza. Il rischio è quello di scivolare in un pericoloso equivoco, cioè confondere la forza d’animo con la negazione della fragilità.

Spesso, nel relazionarsi ad una persona che ha subito una perdita, proviamo un senso di imbarazzo e di difficoltà che si traducono in frasi di circostanza con le quali tendiamo, pur in buona fede, a liquidare la questione: “È andato in un posto migliore”, “Non essere triste, sii grata/o per le cose belle vissute insieme”.

Il dolore è ancor più dolore se tace.

Giovanni Pascoli

Non è facile fare i conti col dolore, sia con il proprio che con quello altrui. Invitare una persona a non lasciarsi abbattere, a non perdere la speranza, è di certo d’aiuto, mentre può non esserlo darle la percezione che le emozioni di vuoto e di sofferenza che prova, naturali quando si subisce una perdita, non sono le benvenute.

Respingere le proprie emozioni, lungi da favorire il processo di elaborazione del lutto, lo rende estremamente più difficoltoso, perché vuol dire reprimere una parte essenziale di noi stessi: una parte sofferente e vulnerabile, ma, al tempo stesso, autentica e vitale.

Il dolore sotterraneo

Cosa succede quando neghiamo il lutto? Di certo il dolore non scompare, si limita a diventare sotterraneo, fa il possibile per nascondersi, fino a quando qualcosa non lo riporta improvvisamente allo scoperto. È, quindi, un’illusione credere che sia sufficiente non esprimere le proprie emozioni scomode per liberarsene.

Date parole al vostro dolore,
il dolore che non parla sussurra al cuore troppo gonfio e lo invita a spezzarsi.

William Shakespeare

La sofferenza che proviamo tornerà a bussare alla nostra porta per esigere a gran voce il riconoscimento che le è stato negato. Potrà farlo in vari modi, attraverso pensieri che ci tormentano o sentimenti di profonda tristezza apparentemente immotivati, dei quali non riusciamo più a rintracciare le ragioni profonde; oppure mediante sintomi ansiosi, insonnia o problemi di natura psicosomatica, facendo sì che il nostro corpo dia voce a ciò che la mente tace.

Reprimere il dolore costa molto più sforzo di quanto non costi, invece, esprimere in modo diretto quello che proviamo. Se ci facciamo carico di noi stessi, ammettendo il dispiacere che sentiamo, ci offriamo l’opportunità, un passo alla volta, di cominciare a stare realmente meglio, senza fingere un benessere di facciata.

Accogliere senza paura

Invece di negare il lutto, cosa possiamo fare? Cosa possiamo fare per essere realmente di aiuto a chi sta soffrendo per una perdita? La premessa fondamentale è non avere paura di chi sta soffrendo. Se avete a che fare con qualcuno che ha subito un lutto non trattatelo come una persona fuori dall’ordinario, che non si sa bene come approcciare.

Non comportatevi come se vi aspettaste che si riprenda da un momento all’altro, negando la possibilità di esprimere ciò che prova, ma non aspettatevi nemmeno che pianga, si arrabbi o si disperi in continuazione. Semplicemente siate lì, insieme a lui o lei, offrendo conforto e rispettosa vicinanza.

Non avere paura significa, in concreto, accettare l’espressione delle emozioni. Non avere paura di piangere e di vedere piangere. Concedere a sé stessi e agli altri la libertà di farlo, se è quello di cui si sente il bisogno in quel momento, o di, invece, distrarsi e di pensare ad altro, cosa che, in questo caso, non vuol dire negare il lutto, ma solo concedersi una sana alternanza nelle emozioni.

Spazio all’autenticità

Non ci sono delle istruzioni da seguire, delle frasi che funzionano meglio di altre. In molti casi, se non sappiamo cosa dire, cosa naturale di fonte ad esperienze così forti, un rispettoso silenzio, non distante ma affettuosamente partecipe, può essere di conforto. Certe emozioni non hanno bisogno di grandi parole, parlano da sé.

L’essenziale è dare spazio all’autenticità, senza timore di toccare argomenti scomodi, cosa che spesso induce a censurare ciò che vorremmo dire, evitando di parlare apertamente di chi non c’è più.

Se ci rendiamo conto che la sofferenza degli altri ci mette a disagio, possiamo provare a guardare un po’ più a fondo dentro noi stessi per provare a capire che cosa il dolore dell’altra persona risvegli in noi. Potrebbe aiutarci a migliorare il contatto non solo con chi vorremmo aiutare, ma anche con noi stessi, facendoci scoprire qualcosa di noi che non conoscevamo.

Esprimere i sentimenti

È terribile dover evitare di parlare di chi abbiamo perso, facendo finta di non ricordarci del suo compleanno, del suo colore preferito o di quello che più ci manca. Significa rinnovare a perdita, mentre chi sta elaborando il lutto ha bisogno di arrivare ad accettare quello che è successo, per poter creare con chi non c’è più un nuovo tipo di rapporto basato sul ricordo, ossia su quello che, della persona cara, rivive ogni giorno dentro di noi.

La morte non è niente. Sono solamente passato
dall’altra parte: è come fossi nascosto nella
stanza accanto.
Io sono sempre io e tu sei sempre tu. Quello che
eravamo prima l’uno per l’altro lo siamo ancora.

Sant’Agostino

Date quindi a chi sta facendo i conti con una perdita, la possibilità di parlare di quanto è successo e di coltivare il ricordo. In un primo momento ciò sembrerà rendere il dolore più intenso, ma si tratta, in realtà, di un modo per trasformare un’esperienza molto difficile in un ricordo importante, che portiamo con noi come un talismano. Il lutto non è per sempre, anche se certi ricordi, con il loro carico di malinconia, fanno e faranno sempre parte di noi.

Se avvertiamo che questo processo è troppo difficile da affrontare da soli non è negando il lutto che potremo stare meglio. Concediamoci, invece, la possibilità di chiedere aiuto, sia che si tratti di cercare conforto nelle persone care in grado di accoglierci e di comprenderci, che di ricevere supporto professionale attraverso un percorso psicoterapeutico che ci permetta di superare il nostro stato di acuta sofferenza per tornare a sorridere.

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