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La depressione al tempo dell’efficienza
La depressione al tempo dell’efficienza

Di depressione, al giorno d’oggi, si parla molto, in riviste, libri e programmi televisivi. Ciò nonostante soffrire di depressione rappresenta ancora un tabù; voglio affrontare, da psicoterapeuta e da persona, questo tema così importante perché ho spesso la sensazione che sulla depressione si dicano tante cose senza mai parlarne davvero.

Ci sono varie forme di depressione e i sintomi variano da persona a persona; in questo articolo io non voglio concentrarmi sulla sintomatologia, quanto piuttosto su cosa vuol dire essere depressi in un mondo che ci vorrebbe sempre sulla cresta dell’onda. Faccio questa scelta perché quello che mi sta a cuore è andare oltre le classificazioni cliniche. Le categorie diagnostiche sono importantissime, ma dietro ogni sintomo c’è una persona che ha bisogno di aiuto. Voglio dare voce ad un malessere che, spesso, rimane inascoltato.

Il mito dell’efficienza

Viviamo in una società in cui il bisogno di efficienza regna sovrano: dobbiamo essere sempre in forma e dare il massimo in ogni cosa che facciamo. Ogni aspetto della nostra vita, dal lavoro alle relazioni, rappresenta una prestazione da portare a termine nel migliore dei modi.

Per questo motivo essere depressi rappresenta una condizione che, più di altre, non trova spazio e riconoscimento; una persona in perenne movimento, sommersa da una marea di impegni che le creano un forte stato d’ansia,  è più accettabile di una persona per cui ogni azione, anche la più piccola, rappresenta uno sforzo che va oltre ogni immaginazione.

Chi è depresso fa una fatica immane a stare al passo con il quotidiano; azioni apparentemente scontate, come ad alzarsi dal letto la mattina o farsi una doccia possono diventare difficilissime da compiere. La forza di volontà non c’entra nulla. Se in una società che ci vorrebbe sempre sorridenti l’emozione della tristezza è da evitare, per quanto possibile, potete immaginare la depressione, che sta alla tristezza come una polmonite acuta sta ad un raffreddore di stagione.

La depressione è, sia ben chiaro, un disagio che va riconosciuto e curato, non uno stato d’animo temporaneo e passeggero come la tristezza. La tristezza rappresenta un’emozione normale, che proviamo, di solito, in relazione ad una perdita o ad una mancanza; un’emozione da riconoscere e accogliere per quello che ci sta comunicando.

Solitudine, vergogna e senso di colpa

La depressione, invece, è l’assenza di vitalità; la vita perde di significato e non ci importa più di nulla. E’ una forma di sofferenza che può essere terribile da sopportare, rispetto alla quale ogni sforzo sembra vano.

Chi è depresso, si sente, spesso, tanto solo. Difficile che dall’esterno si possa comprendere cosa si prova. Non si riescono a trovare le parole per spiegare; come dire agli altri, sia alle persone che ci vogliono bene che agli estranei, che stiamo così male, che vivere ci sembra inutile? E’ un malessere soverchiante, ma invisibile.

La depressione porta con sé, di frequente, un ingombrante senso di vergogna e di colpa. Perché sto così male? Cosa c’è che non va in me? Se la depressione non è, apparentemente collegata, ad un evento traumatico come, ad esempio, un lutto o una separazione, il senso di colpa può acuirsi ulteriormente; il malessere appare assurdo e immotivato.

Anche nel caso in cui la depressione possa essere riconducibile ad un evento la persona si sente comunque in colpa, perché non riesce a reagire nel modo “giusto”. Anche ad altre persone è successo qualcosa di simile a quello che è successo a me. Come mai non si sentono come mi sento io?  Siamo tutti diversi l’uno dall’altro e giudicare negativamente noi stessi non rende giustizia a quello che proviamo.

Tornare efficienti o ritrovare il benessere?

Di frequente, le persone depresse che ho occasione di incontrare nel mio lavoro di psicoterapeuta mi chiedono di essere aiutate a “essere come gli altri”  o a “tornare come prima”. E’ naturale e sacrosanto voler guarire, ritrovando una condizione di benessere e di serenità. L’importante è, dal mio punto di vista, che la guarigione non venga misurata solo in termini di ritrovata efficienza.

Mi spiego meglio. Se la depressione mi ha portato a chiudermi eccessivamente in me stesso/a, trascurando relazioni, lavoro e hobby che, un tempo, davano gioia è bellissimo ritrovare il piacere di vivere. Ciò che conta è non ridurre tutto al voler tornare produttivi, trascurando che l’essere produttivi nasce dallo stare bene. La produttività, la creatività e l’efficienza sono la conseguenza di uno stato di benessere psicofisico.

Per quanto difficile possa essere, è importante cercare, nei momenti più bui, di fare piccoli passi, che hanno un enorme valore, motivati dalla voglia di stare meglio. Alzarsi dal letto al mattino può essere tremendo quando state male, voi fatelo lo stesso. Solo, fatelo per voi stessi, per ritrovare il sorriso e la voglia di vivere. Per ricordarvi di quanto la vostra vita e la vostra presenza siano importanti in questo mondo, non per per salvaguardare un’immagine pubblica di efficienza che, invece, davvero così importante non è.

 

 

 

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