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La timidezza è un difetto?
La timidezza è un difetto?

Mi capita spesso, nel mio lavoro di psicoterapeuta, di imbattermi in persone, donne e uomini di varie età, che pensano di essere troppo timidi. La timidezza rappresenta, ai loro occhi, un difetto gravissimo che impedisce di vivere la vita che vorrebbero. La richiesta che mi pongono è, di conseguenza, quella di essere aiutati a cambiare, a diventare più estroversi, più intraprendenti, una persona nuova.

Cambiare è, in effetti, lo scopo ultimo di qualsiasi tipo di percorso psicologico; ciò nonostante, ogni volta che una persona timida mi chiede come si possa “guarire” dalla timidezza io non posso fare a meno di proporre un modo diverso di guardare al problema. Parto dalla premessa che, dal mio punto di vista, essere timidi rappresenta una risorsa invece che una caratteristica negativa da cui liberarsi a tutti i costi.

Lo svantaggio di “fare come gli altri”

Magari qualcuno leggendomi sta pensando che quello che dico è assurdo. Per evitare di essere fraintesa preciso subito che non sto affatto affermando che non riuscire a parlare in pubblico o essere tremendamente spaventati all’idea di rivolgere la parola a qualcuno che ci piace sia una bella esperienza. So bene che non lo è perché io per prima sono una persona tendenzialmente timida e riservata.

Proprio perché conosco per esperienza certe sensazioni non è mia intenzione sminuire quanto la timidezza possa, in certi casi, farci sentire prigionieri di noi stessi. Quello che io contesto è la cura che, di solito, viene proposta in questi casi. Ho letto tanti libri ed articoli che davano sempre lo stesso consiglio: sforzati, comportati come gli altri, esci dalla tua zona di confort e diventa la persona che vuoi essere. In che modo? Fingendo di essere diverso. Perdonatemi, io proprio non riesco ad essere d’accordo. Io non credo affatto che una persona timida per riuscire a trovare il coraggio, ad esempio, di parlare con degli estranei debba copiare il modo di fare di chi è più estroverso.

Credo che essere timidi sia una caratteristica che va rispettata e valorizzata per quella che è; se non amo i luoghi rumorosi e le feste piene di sconosciuti forse, semplicemente, non sono quelle le strategie più adatte a me per farmi dei nuovi amici. Chi davvero mi apprezza come persona non pretenderà che io metta in atto dei comportamenti che proprio non  mi vengono naturali.

Trova il tuo modo di fare le cose

Credo, in effetti, che non esista un solo modo di fare le cose, un unico modo di stare al mondo. Uno dei maestri della mia formazione di psicoterapeuta, lo psicologo statunitense Carl Rogers, afferma che “Esiste un curioso paradosso: quando mi accetto così come sono, allora posso cambiare“. Cosa vuol dire? Vuol dire che solo nel momento in cui accetto le mie caratteristiche, sia quelle che mi piacciono che quelle che, invece, vorrei modificare, sono in grado di attuare un reale processo di cambiamento.

Per me la la timidezza è come un vestito che va adattato alla persona che lo indossa; se è troppo stretto va sistemato aggiustando le misure, non camuffato cercando di farlo assomigliare ad un modello che non c’entra niente. Se siete timidi e la vostra timidezza vi va stretta non è la vostra natura che avete bisogno di cambiare, bensì alcuni dei vostri comportamenti. Come fare? Io vi suggerisco di ascoltare i messaggi che la vostra timidezza vi sta dando e che voi, invece, vi sforzate di ignorare.

Siete a vostro agio con pochi amici ben scelti piuttosto che in mezzo ad un folto gruppo di conoscenti? Perché allora costringere voi stessi ad andare a feste in cui non vi divertite solo per poter dire “L’ho fatto, sono uscito dalla zona di confort”? Ciò che conta è trovare situazioni adatte a voi. Fare qualcosa di nuovo diventa più facile se lo fate perché davvero vi va e non per obbligo. Lasciatevi guidare dai vostri reali interessi, non da quello che credete sia obbligatorio fare per essere accettati dagli altri. Siate voi i primi ad accettare voi stessi/e per quelli/e che siete.

 

 

 

 

 

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