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Lessico amoroso: il tradimento
Lessico amoroso: il tradimento

Il tradimento rappresenta un trauma che scuote dalle fondamenta le premesse su cui era formata la coppia. Come si può, dopo che un partner ha tradito, recuperare il senso di un progetto condiviso?

Lo psicanalista Massimo Recalcati dedica la quarta delle sette puntate di Lessico amoroso al tema del tradimento; come di consueto mi soffermo sugli spunti che più mi hanno colpito.

Il fantasma della gelosia

Quando la relazione inizia i due partner scelgono di investire nel rapporto, nato dall’attrazione reciproca; gli amanti si promettono l’un l’altro che la relazione resisterà allo scorrere del tempo e al mutare delle situazioni.

La costituzione della coppia implica, per sua sua natura, la presenza della gelosia: è inevitabile che esista il timore di perdere la persona amata a causa dell’interferenza di un terzo. La scelta di stare insieme è, per l’appunto, una scelta, non un atto di possesso reciproco. Non è sano né rispettoso della libertà dell’altro considerare il partner come una proprietà.

Vi sono tante ragioni, consapevoli e non, che possono portare a tradire: si tratta di un tema molto complesso, non riconducibile ad un’unica causa. Premesso ciò, il partner è un essere umano libero quanto lo siamo noi, di conseguenza la sua libertà può portarlo ad allontanarsi, mettendo in crisi il progetto di coppia costruito insieme. La paura della perdita è l’altra faccia del sentimento d’amore.

Non esiste garanzia che possa eliminare questa minaccia che grava sul rapporto. Una relazione basata sull’obbligo e sulla costrizione, che mina la libertà dell’altro per paura di perderlo, diventa una forma di prigionia che finisce per uccidere l’amore, invece che salvaguardarlo. E’ come tenere una farfalla sotto vetro per evitare che voli via.

Amore e vulnerabilità

Ogni partner è cosciente, in astratto, che il tradimento è un evento possibile nella relazione. Sperimentarlo nella realtà, però, trovandosi a fare i conti con l’accaduto, è molto diverso dal limitarsi a saperlo a livello puramente teorico.

E’ come essere colpiti da una percossa. Ci sentiamo profondamente feriti dalla persona in cui avevamo riposto la nostra fiducia. Amare vuol dire anche rendersi vulnerabile, abbassando le proprie difese, cosa che ci mette nella condizione di poter ricevere una ferita.

Quando si verifica un tradimento la coppia corre il rischio di andare in frantumi per sempre; di certo si tratta di un evento che spazza via tutti gli equilibri preesistenti. Dopo che il tradimento è avvenuto i partner si trovano, quindi, a decidere come porsi rispetto a quanto è successo. Rimanere insieme oppure no?

Ricucire le ferite

Se la coppia decide di optare per la prosecuzione del proprio cammino insieme deve operarsi un processo di riparazione della ferita. Far finta che non sia successo nulla, cercando di far tornare le cose come prima, non è realistico.

Entrambi i partner, se sono coinvolti nel rapporto, soffrono. Tradire vuol dire venir meno anche a se stessi, all’impegno preso, all’identità di coppia, ad un progetto di vita che ci riguarda e in cui abbiamo scelto di coinvolgerci.

Il perdono passa, per forza di cose, attraverso un processo di rielaborazione in cui si fanno i conti con l’accaduto, provando a ritrovarsi su nuove basi. Il partner che è stato tradito fronteggia un lutto: l’immagine della persona che amava e della coppia per come l’aveva considerata fino a quel momento non esiste più.

Accettare il crollo dell’ideale di coppia implica la capacità di accettare l’imperfezione e il difetto, scendendo a patti con una realtà diversa dalle aspettative. Ciò rappresenta un processo lungo e laborioso, che si attiva più facilmente nel momento in cui siamo in grado di tollerare le ambiguità sia in noi stessi che negli altri.

Di certo tradimenti ripetuti come pure perdoni ripetuti creano degli interrogativi rispetto alle dinamiche di quella specifica coppia. Ogni situazione è unica, non esistono regole universali se non una: avere  sempre consapevolezza di sé e del proprio modo di entrare in relazione, per evitare di cadere in dinamiche che si rivelano dannose per noi.

Nell’attesa di proseguire il nostro viaggio, concludo, come sempre, con una canzone: “Ed io tra di voi” di Charles Aznavour. Questa volta non l’ho scelta io, ma Recalcati stesso, citandola nel corso della puntata.

 

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