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Superare il distacco
Superare il distacco

Quando pensiamo al processo di lutto di solito ci riferiamo alla perdita di una persona cara che viene a mancare. Esistono, però, altri tipi di lutto non  necessariamente legati alla morte di qualcuno che abbiamo amato. L’esperienza della perdita implica la necessità di affrontare un distacco che divide la nostra esistenza in due, un prima e un dopo.

Quando perdiamo un ruolo

C’è un tipo di perdita in cui ci sembra che la nostra identità subisca una lacerazione. Non è affatto facile affrontare un processo di questo tipo, perché ci costringe modificare l’idea che abbiamo avuto di noi stessi fino ad allora.

Mi riferisco al  lutto determinato dalla perdita di un ruolo che abbiamo rivestito e che dobbiamo abbandonare. E’ il tipo di distacco che può verificarsi, ad esempio, quando ci separiamo dal/dalla partner, perdendo la nostra identità di membro di una coppia o quando perdiamo il lavoro, subendo un attacco profondo alla nostra identità professionale.

La fine di una relazione ci mette nella necessità di chiudere quella fase  della nostra vita; la perdita di un lavoro ci costringe a ripensarci sul piano professionale. In entrambi i casi le nostre aspettative e i piani che avevamo formulato per il futuro vanno rivisti.

Un altro tipo di perdita di identità è quello legato alla “Sindrome del nido vuoto”: quando un figlio cresce, acquistando progressivamente autonomia fino ad andar via di casa, i genitori possono sperimentare un senso di mancanza, legato alla necessità di rinegoziare il proprio ruolo genitoriale su nuove basi.

Una “perdita di serie B”?

Queste perdite possono innescare un senso di malessere che spesso sottovalutiamo. E’ importante concedere a noi stessi il diritto di prendere contatto con le emozioni che proviamo. Spesso, così come accade in altri processi di perdita, pensiamo che il modo migliore di reagire sia censurare dispiacere, adottando un atteggiamento positivo.

Si tratta, ovviamente, di una perdita che ha un impatto ben diverso dalla morte di una persona cara. Tuttavia, è naturale sperimentare sofferenza se una relazione importante finisce o se perdiamo il lavoro. Anche nel caso di un figlio che va via di casa è tutt’altro che insolito provare, oltre alla soddisfazione che stia spiccando il volo, dei sentimenti di tristezza e dispiacere.

Ripensare la nostra identità

Dal mio punto di vista negare le emozioni non porta mai a dei risultati positivi. Otteniamo solo di allontanarci ancora di più da noi stessi, dal nostro sé che soffre. E’ importante, invece, riconoscere quello che proviamo, per riuscire ad andare oltre, ricostruendo un nuovo senso di identità, che ci permetta di elaborare l’esperienza del distacco. Solo così potremo aprirci a nuove esperienze e a nuovi ruoli.

La lacerazione che avvertiamo nel nostro senso di identità, causata dall’esperienza dei perdita che abbiamo vissuto, può essere ricucita. Possiamo, un po’ alla volta, aprirci alla possibilità di nuove relazioni come di nuove opportunità professionali o ripensare il nostro ruolo di genitori di un figlio indipendente da noi non più come la “fine” della nostra identità genitoriale, bensì come l’inizio di una nuova e appagante stagione del rapporto genitori-figli.

 

 

 

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