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Ti chiamo domani
Ti chiamo domani

Ti chiamo domani” è la storia di un viaggio, reale e metaforico, e di un incontro. Ho scelto il lavoro di psicologa anche perché mi piacciono gli incontri. Per me la psicoterapia è, prima di ogni altra cosa, un incontro tra due persone.

Da psicologa e da amante delle storie mi è molto piaciuto questo romanzo a fumetti di Rita Petruccioli , che mostra quanto potere può avere l’entrare in contatto con qualcuno che è in grado di riconoscerci e di comprenderci.

I due protagonisti, la studentessa di arte Chiara e il camionista Daniele, si scambiano le loro esperienze e imparano qualcosa di importante su loro stessi nell’arco di tempo, breve ed intenso, di un viaggio condiviso. Nel suo viaggio di ritorno da Tolosa, dove è stata per un Erasmus, Chiara prende un passaggio dal camion di Daniele, impiegato in una ditta di trasporti appartenente ad un amico di famiglia della ragazza.

I protagonisti di “Ti chiamo domani”

Chiara è una giovane donna nei suoi vent’anni. Sta vivendo un momento particolare della sua vita, in cui si trova a compiere delle scelte importanti. Si tratta di quel momento in cui capisci che stai diventando grande “per davvero” e la paura di sbagliare ti attanaglia. Qual è la strada giusta da imboccare? Un domanda che continua a riproporsi ad ogni bivio cui la vita ci mette davanti. Il tempo della crescita è sempre un tempo di novità. Avevamo un’identità e capiamo che, ormai, ci va stretta, ma, al tempo stesso, il cambiamento può fare paura. E’ naturale temere di avventurarci nell’inesplorato.

Daniele è un po’ più grande, sulla trentina. Silenzioso e taciturno, custodisce dentro di sé il ricordo di avvenimenti dolorosi che lo hanno segnato, di cui non parla mai con nessuno. Avendo capito di non potere fuggire da se stesso per tutta la vita ha deciso di venire a patti con il suo passato, provando a investire di nuovo nel presente e nel futuro.

Entrambi trovano l’uno nell’altra la possibilità di svelare qualcosa di sé. Raccontare noi stessi agli altri, per condividere alcune esperienze significative con chi ci può comprendere, è, nella sua apparente semplicità, un atto rivoluzionario. Nello scambiare il nostro sguardo sul mondo con quello dell’interlocutore stiamo dando vita a un nuovo modo di vedere la realtà, un modo condiviso.

Alla ricerca di un posto nel mondo

Non è facile mostrarci nella propria vulnerabilità. Non è facile nemmeno trovare degli interlocutori che abbiamo la capacità di ascoltare senza giudicare, ascoltare per davvero, facendosi toccare dalla nostra storia. “Ti chiamo domani” descrive la bellezza di un incontro di questo tipo, in cui i protagonisti scelgono di fidarsi l’uno dell’altra e di regalare qualcosa di sé, un pezzettino del proprio percorso di vita. Da estranei, in balia della solitudine che accompagna ognuno di noi, diventano amici.

La metafora del viaggio descrive un processo di cambiamento che agisce sia in Chiara che in Daniele. Entrambi sono alla ricerca di un nuovo modo di essere, un modo che tenga conto delle esperienze che hanno vissuto e che si portano dietro. Hanno, ognuno dal proprio punto di vista, sia desiderio che paura di reinventarsi.

L’essere riusciti ad andare oltre la corazza della propria solitudine, trovando nell’altro conforto e riconoscimento, infonde loro fiducia nel futuro, mitigando il senso di smarrimento che provano. Pur nella diversità delle reciproche esperienze e fasi di vita si rispecchiano l’uno nell’altra, accomunati dalla voglia di trovare il proprio posto nel mondo. Come afferma Chiara mentre si racconta a Daniele:

Ogni posto è casa mia e allo stesso tempo io divento la mia casa.

Rita Petruccioli

 

 

 

 

 

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